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In collaborazione con:

Associazione Guide Interpreti Accompagnatori Turistici
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Nei primi mesi del 1935 la direzione della Dalmine comincia
ad occuparsi della realizzazione di opere di protezione antiaerea, sia
attive (armi) che passive (rifugi, trincee, oscuramenti, mimetizzazione).
Nel luglio del 1939 un'apposita commissione di difesa antiaerea gestisce
la progettazione e l’esecuzione delle opere di protezione, secondo
le disposizioni di legge.
Il territorio viene così suddiviso in “settori di esodo”,
in ognuno dei quali vengono costruite trincee di ricovero.
Nel 1943, su un’area di oltre 6.000 Kmq, ci sono ben 159 ricoveri
antiaerei, con una cubatura di 14.385 mc ed una capienza massima di 12.000
persone. In gran parte sono realizzati all’interno dello stabilimento,
o nelle immediate vicinanze del quartiere per operai “Garbagni”,
e nel quartiere per impiegati “Leonardo da Vinci”.
Dal febbraio all'agosto del 1943 viene infatti portata a termine la costruzione
di "due ricoveri antiaerei esterni allo stabilimento, da servire
per la popolazione e per gli operai, costruiti in galleria a sufficiente
profondità per essere considerati anti - scoppio".
Esternamente i due rifugi mantengono ancora oggi il loro aspetto originale
anche se soltanto quello del quartiere “Leonardo da Vinci”
conserva ancora i caratteristici camini di areazione. I due rifugi sono
strutturalmente uguali: costituiti da due pozzi che giungono, attraverso
una scala a chiocciola, fino a venti metri di profondità.
A questo punto i pozzi sono collegati da una galleria lunga circa quaranta
metri, che costituisce il rifugio vero e proprio. Alle due estremità
sono collocate due stanze adibite a sala comunicazioni e infermeria. In
altre stanze erano ricavati i servizi e i locali con i macchinari per
il ricircolo dell’aria.
Tonolini Manuel
Fondazione Dalmine. Archivio Storico
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