![]()
In collaborazione con: Associazione Guide Interpreti Accompagnatori Turistici
|
BERGAMO: LE ORIGINI - Il territorio bergamasco, sia di valle che di pianura, ha conosciuto in successione, tutte le classiche fasi della preistoria, dal paleolitico in poi. Questo è dimostrato da ritrovamenti avvenuti nelle grotte poste lungo gli itinerari di risalita delle nostre valli: come a Clanezzo, Rota Imagna,Vigano S. Martino o su tutto il crinale del monte Misma. Non mancano neppure situazioni di eccezionalità come il ritrovamento a Casale di Albino, (area di collegamento fra Val Cavallina e Val Seriana) di due pozzi per la captazione dell'acqua del Neolitico inferiore (V millennio a.C.), costruiti con buona tecnica, che lascia intendere come i nostri antichi predecessori conoscessero alcune nozioni di idraulica. Antenati che neppure temevano le asperità del territorio, dimostrando attitudini sicuramente "alpinistiche" se consideriamo i ritrovamenti al "Coren Pagà" di Rogno (Lovere): un'alta rupe al di sopra della quale sono stati ritrovati reperti del IV millennio (Neolitico del vaso a bocca quadrata) nonché tracce di frequentazione nell' età del Rame, del Ferro, tardo romana ed anche altomedioevale. NON ESISTEVANO CONFINI - Il territorio bergamasco non
ha mai temuto i propri confini naturali. Si sono trovati reperti archeologici
nei pressi dei principali "guadi" del fiume Brembo e del fiume
Serio, come sono in fase di studio le incisioni rupestri poste a duemila
metri di quota, recentemente rinvenute sulle alte praterie del crinale
orobico valtellinese, nonché in Valle di Scalve: a dimostrazione
che non potevano sicuramente mancare scambi culturali con la Valtellina
e la Valcamonica. IL DIALETTO - Altro segno tangibile degli scambi culturali
con altri territori non è solamente rappresentato dal ritrovamento
di oggetti ma da un patrimonio che gradualmente andremo perdendo. Si tratta
purtroppo del nostro "dialetto". A volte considerato come contesto
di "cultura ristretta" questa nostra espressione, comunque ancora
poco analizzata, rappresenta un condensato, una raccolta, una registrazione
orale di molteplici linguaggi, registrati nel corso di millenni, dalle
nostre genti, specialmente quelle di valle, legati ad una cultura"retica"
come troviamo descritto nella " Carta archeologica della Lombardia". LA CITTA' NUOVA - il diffondersi della così detta "Cultura di Golasecca" caratterizza la fine degli insediamenti fondati tra l'età del Rame e l'antica "età del Bronzo" e condensa "la capacità" imprenditoriale" dei nostri predecessori, i quali fondano una città nuova sui colli (VI secolo a.C. - epoca nella quale nascono anche Milano, Como e Brescia), città la quale, con visione lungimirante, assume sin dall'inizio proporzioni che rimarranno praticamente inalterate in età romana, medioevale e post medioevale. Per le abitazioni vennero usate in parte pietre locali, direttamente cavate sul posto, legate con argilla, le pareti erano intonacate, i pavimenti, dove vennero trovati i fori per i pali in legno erano in lastricato o in concotto. I ROMANI conquistano il territorio bergamasco nel II
secolo a.C. Per loro si tratta di un distretto posto ai confini del proprio
impero e ne sanciscono l'importanza sia strategica che commerciale, fortificando
Bergamo con mura ciclopiche e costruendo ad Almenno, sul fiume Brembo,
il così detto "ponte della Regina". Le dimensioni di
questa struttura erano notevoli, ben otto arcate in muratura, coprivano
la distanza fra le due sponde pari a circa 180 metri, per un' altezza
di venticinque metri per sei di larghezza e forse più, a giudicare
dai resti che possiamo ancora oggi ammirare in sponda destra: il manufatto
si conservò intatto sino ad un'altra data particolare per la storia
dell'umanità il 1492, allorché una furiosa piena ne distrusse
le arcate laterali. LA CITTA' CAMBIA ASPETTO - il disfacimento dell'impero romano avvia il triste periodo delle invasioni barbariche, dapprima Visigoti ed Unni, e successivamente i longobardi di Alboino, nel 569, calano sul nostro territorio ed è proprio con loro che Bergamo assume per certi aspetti assume la connotazione attuale: infatti vengono costituite due "corti rege", la prima posta nella "civitas" e la seconda nella "curtis Margula" ossia nell'attuale città bassa. Anche se sotto la regina Teodolindi si vivono momenti relativamente tranquilli, il territorio attraversa periodi di desolazione, ai quali specialmente per quanto riguarda i territori alpini, pone rimedio, gettando le basi per un nuovo sviluppo economico, la presenza benedettina: fenomeno probabilmente poco conosciuto e di conseguenza poco studiato, evento al quale sono legate molte delle nostre tradizioni agricole. e vicissitudini di Bergamo comunque continuano con i Franchi di Carlo Magno (773) e sotto l'irrequieto nonché contrastato Berengario che nel 904 affida al vescovo Adalberto (ricordiamo la torre omonima in Colle Aperto) la giurisdizione della città, ponendo fine il governo dei conti a favore dei vescovi; è in questo travagliato periodo comunque, che nasce la fiera di S. Alessandro, come centro di scambi commerciale ed è lo stesso Berengario che rinnova le opere difensive di Bergamo e realizza nuovi canali per l'irrigazione delle campagne. OLTRE IL COMUNE - Nel 1098 con la deposizione dell'ultimo
vescovo-conte, inizia di fatto la seppur breve epoca comunale, caratterizzata
dalla formazione delle "vicinie", le cui legislazioni formarono
la base delle leggi comunali. Tale periodo culmina nel 1230 con l'istituzione
della "società del popolo" e l'elezione per sorteggio
dei consoli e prosegue nel 1264 con l'elezione del primo podesta: Filippo
della Torre. BERGAMO ED I SUOI PALAZZI Passeggiare per Bergamo Alta rappresenta un privilegio sia per il turista,
ma sopratutto per il cittadino stesso. Il turista solitamente può
fermarsi un solo giorno, tempo necessario per dire di aver visto la città
murata, non certo per conoscerla ed apprezzarla nei dettagli. Analoga
cosa dicasi per l'indaffarato cittadino, che a Bergamo vive, ignorando
moltissimo del fittissimo intreccio storico, culturale ed architettonico
di ciò che lo circonda. In Città Alta non vi è spazio, sorta nel VI secolo a.C. su alture anguste, delle quali se ne può ancora leggere la struttura geologica, circondata dalle paludi del Morla, chiuso dai detriti alluvionali del Serio e del Brembo, Bergamo è risorta su se stessa decine di volte, è cresciuta verticalmente interrando ogni volta di qualche metro le strutture preesistenti. Bergamo è quella che vediamo ma anche e forse sopratutto, quella che non possiamo visitare, quella che ogni tanto, sporadici scavi archeologici ci lascia solo intuire. Salendo dalla Città Bassa sicuramente noteremo la pendenza a volte molto accentuata delle vie di accesso e potremo ammirare, certamente con stupore la consistenza e la dimensione dei muraglioni che la sostengono: tutto è sospeso: appezzamenti coltivati, giardini, torri e palazzi, un lavoro immenso al quale le mura venete hanno dato un tocco magico. Fra le cose che forse conosciamo meno, anche perché tutte abitate ancora dalle varie famiglie nobiliari, quindi luoghi privati, sona da annoverare i palazzi. Di essi notiamo le facciate austere, i portali aristocratici, a volte sbirciando dagli ingressi immaginandone gli antichi sfarzi. I palazzi di Città Alta sono molti e si concentrano in senso concentrico attorno a Piazza Vecchia per continuare poi lungo la direttrice di Via Porta Dipinta e Via Pignolo. In questo contesto possiamo solo dare qualche spunto, esistono testi e guide ovviamente con descrizioni opportunamente approfondite, ma un flash su questo nostro ricco patrimonio pensiamo debba comunque essere dato. Probabilmente il più noto e forse singolare edificio di Città Alta è il Palazzo della Ragione, che separa Piazza Vecchia da Piazza Duomo. Costruito nel XII secolo rappresenta la costituzione del libero comune. Si tratta di un palazzo sospeso, sorretto da arcate, pilastri e colonne di notevole dimensione. Il palazzo subì moltissimi rimaneggiamenti, con l'aggiunta successiva degli archi rivolti a Piazza Vecchia e della "trifora" posta sotto il Leone di S. Marco, anch'esso più volte rifatto o addirittura smantellato come accadde nel 1797 con la caduta del governo veneto. Curiosamente la merlatura posta sul lato ovest costituisce un'aggiunta effettuata nel 1920. Ancora del XII secolo è il così detto "Campanone" forse edificato su fondamenta romane, residenza della potente famiglia ghibellina dei Suardi. Con l'edificio sottostante divenne dimora del podestà veneto e quindi sede amministrativa della città stessa. Al 1604 risale la costruzione del Palazzo Nuovo ora sede della Biblioteca Civica intitolata al cardinale Angelo Maj. Il palazzo ospitò dal 1648 al 1873 la sede comunale. In via Donizetti, a pochi passi da Piazza Vecchia possiamo ammirare il Palazzetto dell'Arciprete, probabilmente progettato da Pietro Isabello nel 1520. La facciata è rivestita in marmo grigio e richiama l'architettura veneta. Nel contesto non sono ovviamente da dimenticare: il Duomo, la Basilica di S. Maria Maggiore, la Cappella Colleoni, il Battistero ed il tempietto di S. Croce, di costruzione anteriore all'anno 1000. Per inciso, passeggiare in Città Alta, significa per i più volenterosi, osservare anche con quali tipi di pietra sono stati costruiti i palazzi, per lo più si tratta di arenaria, tuttavia non sono esclusi marmi di vario aspetto ma non mancano significative particolarità come può accadere, ad esempio, osservando la facciata dell'edificio che ora ospita in via Colleoni un ristorante pizzeria piuttosto famoso. Una curiosità: su di una colonna in arenaria del Palazzo della Ragione, nel lato che guarda il Campanone, troviamo incise alcune striature verticali. Si tratta di tracce lasciate da soldati austriaci che utilizzavano questa colonna per affilare le baionette dei propri fucili. In pietra di Sarnico invece sona stati modellati i portali di Palazzo Scotti, in via Donizetti, dove il famoso musicista si spense nel 1848. Continuando nella nostra carrellata da Piazza Vecchia possiamo raggiungere piazza Terzi, sulla quale si affaccia uno dei più fastosi palazzi di Bergamo Alta, il cinquecentesco Palazzo Terzi, che appartiene tuttora alla famiglia stessa, una delle prime a ricevere il titolo nobiliare. In esso venne ospitato nel 1816 e nel 1825 Francesco I d'Austria e nel 1838 Ferdinando I. Mentre altra notevole costruzione è quella della Misericordia, in via Arena, sede dal 1450 al 1865 del Consorzio della Misericordia, istituzione fondata nel 1265 allo scopo di alleviare le sofferenze ei bisognosi ed al contempo di prendersi cura dei nobili decaduti. Ora questo imponente ma austero palazzo barocco ospita l'Istituto Musicale G. Donizetti, nonché il Museo Donizettiano stesso. Una traversa di Via Colleoni: Via Salvecchio ci porta al palazzo al cui interno trova sede l' Istituto Universitario di Bergamo, in esso si possono ammirare decorazioni del cinquecento, ornati barocchi ed un giardino allestito con stile settecentesco. Ancora a poca distanza, in Piazza Mascheroni, è situato Palazzo Roncalli, che mostra in diversi punti la traccia del loggiato che attorno al 1520 ospitava il mercato cittadino, nonché spettacoli, giochi e tornei. Dobbiamo ora spostarci nei pressi di Porta S. Giacomo, magari ripercorrendo Via Colleoni e Via Gombito, (senza trascurare l'omonima torre costruita attorno al 1100, incendiata dai Rivola nel 1206 ed abbassata di 12 metri dagli austriaci per ragioni difensive), sino a Piazza Mercato delle Scarpe e scendendo appunto da Via s. Giacomo per ammirare un edificio che di certo non passa inosservato: si tratta del Palazzo Medolago Albani, settecentesco, progettato da Simone Cantoni, ticinese. La facciata principale è ornata con otto colonne alte come l'intero edificio che sorreggono a loro volta una elegante balaustra ingentilita da statue e da un rosone centrale. Al centro della facciata compaiono cinque medaglioni che raffigurano l'incoronazione di Torquato Tasso e scene della Gerusalemme Liberata. I palazzi di Via Porta Dipinta e Borgo Pignolo. Via Porta Dipinta deve
il suo nome ad una porta medioevale interamente affrescata. Nei vari rifacimenti
della città questo accesso venne chiuso e la strada che vi faceva
capo, inglobata nelle abitazioni circostanti. L'impressione giungendo
dalla Fara a piazza Mercato delle Scarpe è quella di una sovrapposizione
impressionante di architetture slanciate, sovrapposte le une alle altre,
quasi si trattasse di grattaceli e non di dimore costruite nell'arco di
un millennio. Partendo dalla Fara, all'attacco della salta, possiamo ammirare
una casa torre, chiamata Sub Foppis, apparteneva al circuito delle mura
pre medioevali, che inglobavano sia S. Agostino che S. Michele al Pozzo
Bianco, chiesa dell' XIII secolo, affrescata con dipinti che vanno dal
200 al 500. Oltrepassato S. Michele, incrociamo via Osmano, di probabile
origine romana, che si collegava direttamente con Via Pelabrocco, ora
fuori dal centro delle mura, dove sono leggibili ancora le tracce di un
antico borgo fortificato. Più avanti, un edificio ora adibito a
trattoria, presenta un portale in marmo a sesto acuto, sormontato dallo
stemma della famiglia guelfa Passi oltre ad altre tracce di affreschi. |