|
In collaborazione con:

Associazione Guide Interpreti Accompagnatori Turistici
|
I Castelli Bergamaschi
A cura di Paolo Moschini
Sul territorio della provincia bergamasca sono disseminati qua e là
castelli più o meno conservati, torrioni, ossature murarie, resti
di pietra secolari, testimonianze di lunghe e sanguinose lotte tra famiglie
potenti.
I castelli che oggi possiamo ammirare sia su di un poggio verdegginte,
sia in pianura, circondati da aridi fossati, sia racchiusi tra edifici
più recenti conservano poco dell'originaria costruzione e per i
continui assalti subiti e per i mutamenti duvuti ad esigenze difensive.
Molti scomparvero e se n'è persa, persino, la memoria; altri fecero
blocco con costruzioni posteriori; altri ancora vennero ampliati, rimaneggiati
per esigenze di residenza o di tattica militare.
Anche quelli che all'occhio del visitatore profano possono sembrare integri
sono, invece, mutilati di molte parti: torri mozzate, sotteranei spariti,
ponti levatoi in legno sostituiti in altri di miratura.
La penuria di documenti non ci permette di sapere con esattezza quanti
castelli sorsero nel nostro territorio. Prima del 1000, secondo le cronistorie
locali, si annoveravano pochi castelli; in età comunale, dal 1100
al 1200, divennero numerosissimi: con la costruzione di torri e di fortificazioni
le famiglie bergamasche vollero assicurare la propria difesa e, nel contempo,
la loro potenza. Ma è arduo stabilirne il numero mediante cronache
tronche e poco attendibili.
Certamente erano tantissimi, se si pensa che i Torriani nel 1275 ordinarono
di smantellarne parecchi e che Venezia, preso il dominio sul nostro territorio,
ne risparmiò ben pochi. Nè li risparmiarono i Visconti e
gli Sforza, anzi in quel tempo nessuno poteva costruire rocche se non
con il benestare del ducato milanese.
Con il passare del tempo i manieri cessarono di essere roccaforti di difesa,
ma si andarono via via trasformando in residenze di nobili famiglie e
con accorgimenti architettonici e restauri divennero più confortevoli,
più armoniosied eleganti nell'insieme.
Fra i castelli della bergamasca eretti nelle zone vallive o collinari
e le rocche o i castelli della pianura corrono importanti differenze di
aspetto, di natura o di destinazione.
Si avverte con evidenza la diversa materia di costruzione. Sulle colline
le opere fortilizie sono generalmente in pietre squadrate, bozze, bugne,
muri a secco di grande spessore; in pianura si sfruttava il materiale
dei vicini fiumi, ossia ciottoli che si alternavano a mattoni ricavati
dalla cottura dell'argilla del luogo, altre erano tutte in laterizio.
Altre caratteristiche li differenziano. I castelli di pianura sono orientati
secodo i punti cardinali, sono fi forma quadrangolare e in corrispondenza
dei quattro angoli si elevano torri pure quadrangolari. Un grande fossato
difensivo isola il castello il cui accesso era permesso da ponti levatoi.
I castelli in montagna, invece, abbarbicati in luoghi strategici, alla
confluenza di due corsi d'acqua, dominanti un lago, o in corrispondenza
di un ponte su un fiume importante, sono posti di controllo e di difesa.
Questi, come le torri della città di Bergamo, sorsero quasi tutti
dal XII al XIV secolo e furono sedi di famiglie bergamasche, guelfe e
ghibelline e spesso teatro di violente lotte di fazione.
Erano possedimenti dei ghibellini Suardi: Niardo, la Torre di Trescore,
Cenate, Mologno, Bianzano; dei Ghibellini Lanzi: la Mnella e le Stanze
pure in Trescore, Gorlago; dei Terzi: Monasterolo; dei La Crotta: Berzo;
dei guelfi Rivola: Comonte; dei Colleoni: Solza.
|